I Wrestled Long With My Youth aka Il Viaggio E’ La Parte Più Faticosa Del Viaggio

Mi chiamo Stanley Mitchell, Jr. Tanto mi ricordo, tanto intendo scrivere. Questa storia ha avuto luogo in una città di nome Dewmont. È tutta vera. Si è svolta nell’arco di un breve periodo, ed è capitata a me.

A Fine Dark Line – Joe R. Lansdale

c’è questa cosa delle feste che mi ricorda i viaggi
quelli assurdi prefecciarossa..
quelli in macchina da “quantoquantomancaquantomanca”

feste sacre? e si deve tornare a casa..ti pare che no?

fino a quando ero piccola ci pensava mamma a farci la valigia: almeno lei non si dimenticava niente…due giorni prima ti accumulava tutti i vestiti che dovevi portarti, almeno non li sporcavi..

in macchina era “facile”: 10 ore di viaggio (senza traffico), 4 soste pipì (2 merenda), 1 sosta mangiare pipì, (l’ordine definisce la priorità) e arrivavi bello bello nel palazzo della nonna..gente che ti aspettava e ti correva incontro a qualsiasi ora potessi arrivare, qualcuno che ti scaricava la macchina sempre c’era.
In treno poteva sembrare più comodo, ma voi vi ricordate solo i freccia rossa e le 4 ore milano-napoli ( che a stento fai in tempo a farti un sonnellino); io viaggiavo intercity, se non intercity notte, ed era già un lusso: partenza da como con scesa in stazione mezz’ora prima (io abito praticamente dentro la stazione , ancora non capisco) e attesa di improbabili regionali delle 6 di mattina, arrivo a milano con largo anticipo sul cambio: padre scende letteralmente al volo, prende il carrello ( avete notato che non ci sono più carrelli in stazione? non si porta più fare i viaggi della speranza) comode sei valigie da scaricare al binario 3 e ricaricare al binario 17, quando finalmente il treno per napoli partiva mio padre era distrutto che neanche un’ora di krossfit..lo capisco solo ora . Viaggio era come poteva andare : sotto le feste apriti cielo..noi con un intero scompartimento prenotato e la gente schiacciata contro le porte a vetro che ti fissava ( mia madre da vera signora chiudeva le tendine ad una certa), non facevo pipì per 12 ore perché il bagno del treno mi faceva schifo, e avevamo talmente tante valigie che a formia dovevamo iniziare a PREPARARCI per scendere..Ma il bello era che qualcuno ti veniva a prendere in stazione; la metà delle volte venivano in due macchine, perché noi arrivavamo in 4/5 , poi c’erano le valigie, e poi c’era la gente che ti era venuta a pretendere: in media il rapporto era di uno a due, se ti andava male o erano piccoli anche uno a tre..e finiva che poi o facevamo davvero la macchinata alla napoletana ( in 8 su una cinquecento ) o quando si è raggiunta una certa età ti venivano a prendere ma finiva che tu dovevi prenderti i mezzi..

e tu comunque alla fine, una volta arrivato , in ogni caso , dovevi solo lasciarti abbracciare per una buona mezz’ora e ascoltare queste due cose ripetutamente:

  1. “uè comm t si fatt avt/chiatta/secca/rossaa/bell/brutt/longa…..”
  2. “ch ti ha mangià?”

e poi c’era il giro dei parenti…mi ripeto: madre 11 fratelli e sorelle e incontabili zii, padre 10 fratelli e sorelle e continuano ad aggiungersi cugini:

ed era sempre tutto uguale:

  • quando arrivavi : “cia bellè, comm stai? quann si arrivat? e quann te ne vai?””non lo so mo so venuta”
  • quando andavi via: “ueè! ancor ca stai?””no a zi..diman m n vac!”” comm’è già t n vaj?”

comunque appena avevi finito il giro dei saluti in arrivo era ora di salutare per andare via, se rimanevi più di una settimana magari avevi il tempo di andare effettivamente a farti un giro in centro, o al mare se era tempo; ma la maggior parte delle volte era questione di mangiare..e salutare..mangiare e salutare..mangiare e salutare: una volta ho visto mio padre favorire a quattro tavole diverse: antipasto, primo, secondi, dolce e caffè. E’ vero che eravamo arrivati verso l’ora di pranzo ( indicativamente tra l’una e le cinque) ma secondo me era premeditato.

e poi c’era che dovevi tornare a casa: arrivavi con tre valigie? ripartivi  con 8* true story:
una era il pane i taralli e le freselle, una per zucchero e caffè e torte varie, poi limoni, melanzane sottolio&vari, mele, frutta e verdura varia di stagione, provoloni e salami freschi e una di provola e mozzarella..

mia nonna appena ti distraevi si lanciava sulla piramide di valigie per nascondere l’ultimo auricchio che mio padre si era rifiutato di accettare, e lo nascondeva con estrema accortezza sempre  in mezzo ai miei vestiti. Puntualmente tornavi a casa disfavi  le valigie, e trovavi salami, formaggi, biscotti , pacchi di caramelle, ovunque..

se eri in  macchina arrivavano con le cassette intere: “tant stai ca machin, wutt tutt cos arint e stai appost…” . La macchina per il viaggio di ritorno consumava il doppio e non raggiungeva i 100 km orari; una volta verso firenze mio padre ha bucato, ho letto nel suo sguardo il desiderio di abbandonare in autostrada la macchina, il crick tanto,anche se fosse stato accessibile , se la sarebbe data a gambe.

 

Shifu: If you only do what you can do, you’ll never be more than you are now.
Po: I like who I am!
Shifu: You don’t even know who you are!

 

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