If You Don’t Bleed it, You Don’t Need it Anymore aka Il Potere Del Disordine

<Questo! La tua stanza! Il tuo modo di vivere! Questo caos!>
Fui colto alla sprovvista. In un altro stato d’animo mi sarei offeso, ma mi ritrovai ad osservare nuovamente la stanza, sforzandomi di vederla con gli occhi di Oskar. La bottiglia stappata di vodka era appoggiata sulla mia scrivania, o meglio su un angolino del piano della scrivania che era sfuggito allo spesso carapace di libri, fogli e detriti vari. I segnalibri si ergevano come laceri vessilli di guerre dimenticate, e i libri stessi giacevano affranti, aperti, trattenutine mezzo di un pensiero ormai irrecuperabile. C’erano fogli sparsi ovunque, ma pochissimi erano stati utilizzati a dovere. Al contrario, ognuno ospitava un paio di frasi scartate, o un appunto criptico, il cui significatoera andato perduto. Le biro erano disseminate come le bacchette dello shanghai. Un piatto, pieno di briciole e tracce cerei burro d’arachidi , stava in cima la mucchio. Alla base di un altro cumulo c’era un frisbee, e ricordavo vagamente cheta stato utilizzato come posacenere prima di venire coperto da appunti. Un ulteriore posacenere improvvisato. all’anagrafe il coperchio di un barattolo di cetriolini, adesso riversava di mozziconi di sigarette dietro la scrivania su una piovra di prolunghe. La mia lampada da tavolo brillava ciclopica al di sopra di tutto come una fotoelettrica dei vigili del fuoco durante una disgrazia notturna sull’autostrada. Il resto della stanza era una successione di variazioni del disordine sulla scrivania in vestiti, libri, poster, biancheria da letto e le inutili cianfrusaglie che la giovinezza attira: bottiglie di Coca-Cola danzanti, chitarre gonfiabili, boccali da birra sgraffignati, portaincenso, custodi di CD rotte, apribottiglie d’avanguardia artistica, una caffettiera sciancata.
Feci spallucce. <Certo, è in disordine…>.
<Non si tratta solo della stanza> insistette Oskar. <Una stanza non è solo una stanza. Una stanza è la manifestazione di uno stato d’animo, il prodotto di un’intelligenza. Consapevole o inconsapevole. Noi costruiamo le nostre stanze e poi le nostre stanze costruiscono noi>.

Care Of Wooden Floors – Will Wiles

 

noi siamo fatti di stanze come le case

io sono un monolocale convinto di essere una villa…

in pratica mi sono costruita sopra piani e piani e piani e piani in attesa del condono edilizio…sono illegale

la mia stanza..

da piccola era una cosa non mia…me la ricordo la mia cameretta: era grande e vuota ( all’inizio almeno) e io e mio fratello ci giravamo con la sua moto giocattolo. Non ci dormivo, mai. Di solito da piccola dormivo a casa di nonna: un divano letto e una poltrona letto che una volta aperti implicavano un “mò arò pienz e ì?”, perché una volta aperti era finito lo spazio. Tre veri posti letto in 8..quando andava bene: io fra giovi meri nico raffi polli e peppenella. Le poche volte che dormivo a casa casa mia dormivamo tutti in salotto..tre camere da letto vuote. non era solo necessità, è che era più bello; anche quando proprio non ci stavamo più..

prima di quello c’era stata per qualche anno ‘a Zi Marittin: io mamma nico giovanna e zia..nonna nonna e chicca nel lettino..il dramma, e anche un po’ la paura ..era una sola stanza ma sembrava infinita

se poi non si poteva c’erano infiniti zii a cui occupare letti..

poi mi hanno comprato la cameretta..lettini armadi scrivania..tutto bello, tutto nuovo, tutto bianco..mamma dopo la befana mi metteva le bambole talmente in alto che dovevano per forza rimanere là “si no s’arruinn”. Non si poteva toccare immaginate quanto fosse rilassante dormirci dentro.

poi trauma..

trasloco

como

80 milioni di chilometri da tutto ciò che conoscevo.

prima casa? un monolocale vista lago: e che vuoi fare?si fa quel che si può..era una casa molto carina, senza soffitta senza cantina, non si poteva entrarci dentro perché non c’era il pavimento…(la sapete no?)

poi casa..la stessa di ora..la stessa che sembra di sempre..

ad una certa ho barattato la stanza singola con mio fratello: io dovevo condividerla  con la mia piccola e nuova sorella appena nata ma avevo il televisore..l’ho comprato con poco..

la mia stanza..è mia da sempre..l’ho costruita, l’ho occupata ostativamente , contiene me in forma di oggetti che potrebbero arredare in stili diversi almeno quattro case diverse..è un casino..mi assomiglia..anch’io potrei arredare facilmente 4 (mi limito alle coscienti) personalità diverse.
e come in me ci sono infinite cose che vorrei, che volevo e non riescono più ad  eliminare e che ho fatto a metà…

ho libri letti a metà, ho vestiti usati a metà ( nel senso che lì ho comprati e mai usati) , ho lavori a maglia incastrati su 20 ferri diversi, ho una collezione di capelli che non metto mai fuori casa, ho candele ( 15 anni fa andavano le candele) ho scatole che nascondono supercalifragilistichespiralidosamente, ho delle statue, delle ciotole, dei quadri nei tubi, mezzi servizi di bicchieri rubati…e

inizio a pulire la mia stanza..al resto posso pensare dopo..

dicono che ci sia qualcosa di calmico ( o karmico) nel riordino..io ancora non ho capito qual è: ogni volta che metto in ordine mi incazzo..:

  • a- sto perdendo tempo sacro
  • b- è solo un modo per ricordarmi tutti i soldi che ho buttato in oggetti, corsi, appartamenti immaginari in cui ero lìlì per trasferirmi
  • c- la mia incapacità di gestione di me e del mio spazio
  • d- mi viene la nausea
  • e-abbandono anche quello a metà

inizio da me..no troppa fatica..chiamo un’impresa di pulizie…magari stare nell’ordine mi aiuterà a fare ordine..

lunedì però

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