You Wonder When You Wake Up aka 50 Sfumature Di Nullafacenza

Fa’ che finisca presto.
Non sono pronto a smettere.
Il traguardo alla fine di una carriera non è diverso dal traguardo alla fine di un match. L’obiettivo è non perderlo di vista, perché ha una forza

magnetica. Quando ci sei vicino puoi sentire quella forza che ti attira e servirtene per tagliarlo. Ma subito prima di entrare nel suo campo di attrazione ne avverti una seconda, altrettanto forte, che ti respinge. È una faccenda inspiegabile, mistica, quella di queste forze gemelle, di queste energie contrastanti, ma è reale. Lo so, perché ho passato gran parte della mia vita a cercare l’una e a combattere l’altra, e talvolta sono rimasto bloccato, sospeso, a rimbalzare tra le due come una palla da tennis.

Ricordo a me stesso che ci vorrà una disciplina ferrea per tener testa a queste due forze in qualunque forma mi si presenteranno stasera. Mal di schiena, colpi sbagliati, brutto tempo, disgusto nei miei confronti. È una sorta di preoccupazione, questo monito, ma anche una meditazione. Una cosa che ho imparato in ventinove anni di tennis: la vita ti getta tra i piedi qualsiasi cosa, tranne forse il lavello della cucina, e alla fine anche quello. Sta a te evitare gli ostacoli. Se lasci che ti fermino o ti distraggano, non stai facendo il tuo dovere, e non farlo ti provocherà dei rimpianti che ti paralizzeranno più di una schiena malandata.

Open – Andre Agassi 

 

credo di essere arrivata ad una conclusione, tipo acqua calda, ma ciò non toglie che sia una grande verità, almeno per me ( e visto che io sono superegocentrica, tanto basta): ci sono due modi fondamentalmente per affrontare la vita :

  1. capire cosa si vuole e cercare di arrivarci: in qualche modo, nella maniera peggiore, pensare che non si potrà mai riuscire a farlo e vivere di rimpianti per tutta la vita, fare qualcosa che ci si avvicini, riuscire effettivamente, trovare una cosa che nella vita ti renda ugualmente soddisfatto, ecc.. comunque una maniera piuttosto lineare : sono ad A voglio Z, faccio l’alfabeto e ci arrivo , ci provo, non ci provo , comunque ABC devo fare
  2. capire cosa voglio e creare abbastanza confusione e/o problemi da rendere impossibile raggiungere il risultato. non è una rinuncia, sono sempre ad A e voglio sempre arrivare a Z ma l’alfabeto non lo prendo neanche in considerazione. al posto di B inizio una serie infinita di minchiate atte a distrarre dall’obiettivo finale, ma minchiate così minchiate da diventare loro il centro della fatica…lo spiego con un disegno che forse faccio prima…

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il risultato è che si fa comunque una grandissima fatica, enorme spreco di risorse e di energie . Queste azioni hanno il solo scopo di occupare il tempo e servire come una specie di tappo mentale; sono atti che permettono di riempire una giornata, un mese, una vita intera, fare una fatica e uno sforzo della madonna e non arrivare comunque da nessuna parte.

è come quando sai che devi metterti a studiare:

  • ti siedi e inizi, magari perdi il filo un’ora, o smetti prima di arrivare alla fine del capitolo, o ti distrai a contare quante pagine mancano alla fine…ma comunque stai seduto li e a fine giornata hai studiato;
  • oppure decidi che il colore delle pareti della stanza in cui devi studiare porterebbe non essere adeguato e quindi fai una ricerca sulla cromoterapia, che porta allo studio delle terapie alternative, o ad una approfondita ricerca sulle vernici e le loro diverse composizioni, sulle teorie del feng shui e qualsiasi altra cosa…e a fine giornata il libro non ha lasciato il posto che occupava sullo scaffale ma tu hai smontato una stanza e passerà una settimana prima di capire anche solo come cazzo facevano a starci tutte quelle cose in 10 metri quadri…

guardate che sono cose.

io naturalmente vivo basandomi sul secondo principio…

una volta la mia psicologa mi ha fatto il test di Rorschach (quello delle macchie per capirci) e ( sorvoliamo sul risultato sull’affettività e sul  contatto sociale) quello sulla sfera dell’intelligenza ha dato risultati fantasiosi e insospettati (?): un risultato ordinario prevede un 70% di intelligenza pratica ( che è quella che fa vedere le soluzioni ai problemi in maniera un po’ lineare ) e 30% di intelligenza astratta (quella che fa vedere le strade alternative)….io ho risultato 100% di intelligenza astratta…

” ah si?…” e cosa vuol dire?sono scema?”

“no rosalba, lei è estremamente intelligente, ma è un pò come se Picasso fosse cieco”

poi uno si chiede il perché dei miei comportamenti

 

 

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