I Hope You Don’t Mind aka Ma Chi Ti Credi di Essere?

il

E il cuore mi va in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti compongano il mio cuore, non mi ero mai considerato di poche parole, tanto meno taciturno, anzi non avevo proprio mai pensato a tante cose, ed è cambiato tutto, la distanza che si è incuneata fra me e la mia felicità non era il mondo, non erano le bombe e le case in fiamme, ero io, il mio pensiero, il cancro di non lasciare mai la presa, l’ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto, e ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato.

Extremely Loud and Incredibly Close – Jonathan Safran Foer

non vorrei iniziare con la cappellata affermando “io penso”..

io non penso, mi distraggo da quello che sto facendo ( o come amano urlarmi dietro: “magguarda che stai a fa?”)..

“mi serve tempo per pensarci” di solito è una scusa per allontanarmi dalla questione e non pensarci affatto,

“ci stai pensando?””uh…come no!!..non faccio altro” traduzione: corcazzo, vediamo fino a quando posso evitare di prendere una decisione o dare una risposta…

non è che le mie rotelle non girino, è che non lo fanno mai nella direzione auspicata

io penso…

penso ad altro

a quello che non ho che non ho avuto mai per citare una canzone a caso..

è in quei posti che il cuore, il mio almeno, va in pezzi, perché nella realtà io un cuore NONCELHO, per citare qualcuno a caso..

comunque

io penso funziona con me come non rimandare a domani quello che puoi fare oggi confucio disse..o qualcosa del genere..

è faticoso e complicato anche sviluppare la capacità di procrastinare all’infinito..

così come oggi avrei potuto mettere in ordine e invece ho chiuso tutto nel cassetto che non si apre pregando nel dio del domani che mette tutto a posto ( finalmente ha un nome, grazie zerocalcare), allo stesso modo chiudo ogni decisione da prendere nel buco del cervello in cui tutto sparisce..

a questo punto sorge il problema: per ovviare al relativo e inevitabile senso di colpa di solito mi concentro su una cosa;

sono stati gli estratti conto della carta di credito quando dovevo imbiancare, le scarpe quando dovevo ripulire la cantina, i cd quando toccava alla libreria…ecccccc, una piccola cosa fatta come sintomo di inizio di quella grossa..

con le decisioni da prendere e i problemi da risolvere si fa più fatica…mi fisso su una cappellata, tipo risolvere la fame del mondo, che mi pare molto più semplice che ottimizzare il mio tempo..o decidere semplicemente  se accettare un lavoro o meno..

ho trovato una soluzione, a tempo determinato naturalmente, per ovviare alla mia incapacità di prendere decisioni: ho smesso di chiedermi cosa voglio, dopo due minuti voglio una cosa totalmente diversa,(…cioè dopo aver ordinato al risonante rincorrerei il cameriere in cucina per vedere se posso cambiare l’ordinazione..

è patologico..

non so se mi spiego…)

ho iniziato a chiedermi se ora in questo momento è tutto ok, non pretendo e anche bene, ma ok..

se è no, me ne vado, cambio, senza neanche troppe spiegazioni

true story

 

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