But tonight Hollywood Hills never seemed so strange -115

Siamo in troppi, sono in troppi. Troppi, Troppo simili. Che ci fanno tutti qui? Questo starsene in piedi, seduti, parlare. Non c’è neppure un tavolo da biliardo, delle freccette, niente. Semplicemente un gran cazzeggiare, perdere tempo, bere birra da boccali di vetro spesso… Ho messo a repentaglio la mia vita per questo? Urge che accada qualcosa. Qualcosa di grosso. La conquista di qualcosa, che ne so, di un edificio, una città, un paese. Dovremmo tutti armarci e conquistare dei piccoli stati. Oppure dovremmo organizzare dei tafferugli. Oppure no, delle orge. Ecco, ci dovrebbe essere un’orgia. Tutta questa gente. Dovremmo chiudere le porte, abbassare le luci e spogliarci tutti insieme. Potremmo cominciare noi, K.C. e Jessica, e poi via alla grande. Allora sì che ne varrebbe la pena, allora sì che tutto troverebbe una giustificazione. Potremmo spostare i tavoli, portare dei divani, dei cuscini, degli asciugamani, degli animali di peluche… Ma tutto questo… tutto questo è osceno. Come possiamo starcene qui a parlare di nulla, invece di correre come un’unica fiumana di gente verso qualcosa, qualcosa di enorme, e ribaltarlo? Perché ci diamo la briga di venire qui in così gran numero, se poi non appicchiamo nemmeno un incendio e non facciamo a pezzi tutto quanto? Come osiamo starcene qui senza chiudere le porte, sostituire le lampadine a luce bianca con altre rosse, e dare inizio a un’orgia di massa in un gioioso mescolarsi di braccia gambe e seni? Che spreco.

A Heartbreaking Work of Staggering Genius – Dave Eggers

 

“ti ho lavato la macchina”

“grazie papo..sei un angelo”

“si..vabbè..ma che ci fai in quella macchina…vedi di tenerla in ordine…nu dic assaj..nu par e juorn!!!!”

“certo…”

…se solo quella macchina potesse parlare..avrebbe da dire più delle mura di casa..

non che ci abbia fatto chissà quanti chilomentri ma di sicuro ci ho passato abbastanza tempo da averci potuto fare il giro del mondo..

ha visto cose che voi umani non potete neanche immaginare…e che io, devo ammettere con sconforto e un pizzico di vergogna..faccio fatica a ricordare..

d’altra parte è stato il primo luogo mio..la mia prima..vabbè unica..forma di autonomia..

comprata in 2 giorni..pagata in quattro anni..ricostruita quasi completamente due volte..è sempre (quasi) pronta ad essere utile..

l’ho usata forse nel modo sbagliato..un pò come la lavatrice in cui tieni la birra o il forno in cui fai asciugare i vestiti: non il loro scopo iniziale, ma quando ci fai l’abitudine non sai più come fare senza..

la mia macchina è stata un letto quando non potevo tornare a casa…sorvoliamo sui motivi

è stata riparo dalla pioggia

e riparo dal sole…

il posto ideale per nascondersi da tutti

mi ha vista piangere

e sentita ridere..fino alle lacrime

mangiare guidando con le ginocchia..

e attivato il pilota automatico (ma come fa) per portarmi a casa quando non potevo..

è diventata biblioteca quando era l’unico posto tranquillo per studiare

e camerino quando dovevo cambiarmi al volo…

il posto ideale dove ascoltare la mia musica e urlare senza disturbare i vicini

una libreria

un armadio..

una scarpiera..

mi ha vista amare

e litigare fino ad arrivare alle mani

..mi ha sentita raccontare balle ad ignare e sprovvedute forze dell’ordine

e ascoltato non solo i miei segreti senza mai farne trapelare uno

…è rimasta in moto per ore nelle notti fredde per farmi fumare “l’ultima sigaretta”

e accettato che io aspettassi che si sciogliesse la neve invece di ripurirla..

ha assistito ad albe e tramonti..

e ha imparato ad evitare da sola i muri, smussandosi gli angoli..

nascosto bugie e svelato verità..

non è il fornetto de longhi…non si pulisce da sola..ma accetta che non lo faccia neanche io..

e ha fatto la macchina, naturalmente..mi ha portato ovunque abbia avuto il coraggio di andare..fin’ora

 

In quel periodo non ero in grado di capire che gran parte dell’età adulta consiste nel sapersi riconciliare con l’imbarazzo e la sostanziale estraneità delle proprie emozioni. La gioventù è l’epoca in cui si vive a beneficio di un pubblico puramente immaginario.

Girlfriend in a Coma – Douglas Coupland

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