The dream maker’s gonna make you mad -270 +36

– E allora si chiede: devo starlo a sentire questo desiderio o devo togliermelo dalla testa?
– Già.
– Già. Uno ci pensa e alla fine decide. Per cento volte se lo toglie dalla testa, poi arriva il giorno che se lo tiene e decide di farla quella cosa di cui ha tanta voglia: e la fa: ed eccola lì la schifezza.
– Però non dovrebbe farla, vero, la schifezza?
– No. Ma sta’ attento: dato che non siamo calzini ma persone, non siamo qui con il fine principale di essere puliti. I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire per star dietro ad un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi si paga. È solo questo davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante.

Alessandro Baricco – Castelli di Rabbia

sono riuscita a fare una cosa, quasi nessuno capirà la relativa grandezza della mia opera, ma chiunque abbia avuto un attacco di panico o di ansia al volante capirà la difficoltà della mia messa in atto…sono tornata in autostrada..da sola..niente crisi..meno 5 punti per eccesso di velocità ( non si può avere tutto).

sembra nulla, lo so, ma voi non vivete nella mia relatività, dove tutto è una conquista e molto è una scoperta..io sono fortunata..

così ora so con certezza che posso saltare in macchina e andare dovunque abbia voglia di andare, non che possa permettermi la benzina al momento…è solo per dire..è l’idea di totale libertà e autonomia che mi elettrizza…

mi capita di provarla girando in bicicletta in un posto nuovo e mi perdo, puntualmente…anche se il mio mezzo di trasporto preferito comunque rimangono le gambe…

camminare…correre..sapere che se non vuoi fermarti non devi. La corsa ha migliorato la mia esistenza, più che altro quella delle persone che mi vivono intorno..hanno a che fare con un essere umano migliore..

corro e dopo un pò sto meglio,

corro e dopo un pò respiro più lentamente,

corro e smetto di sentire la fatica,

corro e i piedi hanno imparato ad andare avanti da soli, senza il cervello..

corro e la mia mente è più lucida, mi sono venute un paio di idee geniali mentre correvo, ho corso troppo…me le sono dimenticate sulla strada del ritorno..

corro e il freddo smette di essere così freddo, e chi sta intorno smette per un attimo di esistere, si trasforma in un ombra..vai avanti, solo avanti..solo…

questa è la mia immagine poetica della corsa..e quando sono particolarmente arrabbiata funziona più o meno così..

il fatto è che i piedi vanno da soli…ma non hanno occhi..quindi capita che prenda le buche e mi faccia male… e li non vorresti essere solo..e li se sei andato avanti avanti avanti un po’ invochi gli dei dell’olimpo…perchè devi tornare indietro, ma su un piede solo..

non è comodo…

per un paio di giorni quindi niente corsa, il mio piede ha trovato una buca ben fatta, e fuori piove..

non stavo così tanto tempo chiusa in casa dai tempi in cui Mery chiedeva a qualcuno, Paola e Nicola,due a caso, di fare almeno un paio di giri intorno al tavolo pur di spezzare l’allenamento che li portava ad eseguire in una serie infinita il seguente percorso: letto-tavolo-divano-tavolo-divano-tavolo-divano-letto…..ripetere per due settimane,almeno…

contestualizzo magari…io, mio fratello, la cugina Paola e la zia Giovanna,abbiamo passato la preadolescenza girando i parenti per la penisola…ripensandoci era un pò come se nessuno volesse tenerci per troppo tempo..io e fratello partivamo per napoli, quando finiva la pazienza lì iniziavamo a risalire la penisola..a tappe…da maggio a settembre..ci dava quel sapore di libertà, niente genitori, ma allo stesso tempo erano tutti tranquilli…

se togliamo quel “paio” di volte in cui sono “dovuta” entrare e uscire dalle finestre, con strane manovre da uomo ragno e agli orari più increduli, non ci siamo mai approfittati della libertà dovuta all’eccesso di confusione creato dal numero..anzi…grazie alla necessità di privacy desiderata dalla nuova coppia di sposini che ci ospitava e negata dalla presenza di esseri umani tramutati in zecche in casa, una sera siamo stati addirittura abbandonati ad una festa dell’unità a Budrio..

abbiamo fatto in tempo a scendere dalla macchina e lei già lontana lontana…solo i pneumatici sull’asfalto dimostravano la sua presenza..così noi bloccati, a Budrio..i cellulari ai tempi erano un’utopia..

e lì ho assistito al mio primo concerto..i Ricchi e Poveri…

ne pago ancora le conseguenze credo
Un gatto bianco con gli occhi blu
un vecchi vaso sulla TV
Nell’aria il fumo delle candele
due guance rosse, rosse come mele
Ha un filtro contro la gelosia
o una ricetta per l’allegria
legge il destino ma nelle stelle
e poi ti dice solo cose belle

Mamma Maria – Ricchi e Poveri

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Adamo di Compagnia ha detto:

    Il piede, da unità di misura a minimo comune multiplo al passo.

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