The stars in my eyes Were shimmering lies -317 +28…

Una sera me ne stavo a sedere sul letto della mia stanza d’albergo, a Bunker Hill, nel cuore di Los Angeles. Era un momento importante della mia vita; dovevo prendere una decisione nei confronti dell’albergo. O pagavo o me ne andavo: così diceva il biglietto che la padrona mi aveva infilato sotto la porta. Era un bel problema, degno della massima attenzione. Lo risolsi spegnendo la luce e andandomene a letto.
Al mattino mi svegliai, decisi che avevo bisogno di un po’ di esercizio fisico e cominciai subito. Feci parecchie flessioni, poi mi lavai i denti. Sentii in bocca il sapore del sangue, vidi che lo spazzolino era colorato di rosa, mi ricordai cosa diceva la pubblicità, e decisi di uscire a prendermi un caffè.

John Fante – Ask the Dust

quando ero piccola ero un po’ invidiosa delle mie cuginette; loro avevano un sacco di vestiti, scarpe, borsette….mia madre ne comprava pochi..ma di qualità..roba che dura una vita..parliamone: sono una bambina, se non hai fatto troppi danni mentre ero ancora in utero e io non sono la dimostrazione degli effetti del fumo passivo, è diamine previsto che cresca…non mi servono per una vita, mi servono per un mese, poi non mi vanno comunque…

pensaci rifletti e poi rispondi madre del passato…

finiva poi che con quei vestiti non ci potevi neanche giocare..ma ero un disastro nel corpicino di una femminuccia…potevo mai stare ferma solo perchè lei mi attaccava un collettino di merletto e mi metteva le gonnelline a signurin?…il risultato era che venivo cazziata prima durante e dopo…

e non è che indoor andasse meglio: avevo bambole conservate come delle reliquie, mio fratello poteva girare in moto in casa..avevo peluches che potevano essere maneggiati solo quando dovevano essere messi in ordine…mio fratello aveva tanti dinosauri e animali in miniatura da ricoprire il pavimento di casa…e lo faceva…quotidianamente.

era logico che ci* inventassimo giochi alternativi: salta i gradini a 4 a 4 fino a che non ti rompi le caviglie (io); vediamo se i pulcini e paperotti sanno nuotare nel secchio guarda che sta affogando, no aspetta che mò risale, guarda che non risale, vabbè allora non sa nuotare (lui); non so andare sui pattini mi attacco alla bici e tu mi trascini (il mio fondoschiena per terra); Il Circo aka Gli Equilibristi (Giovanna era leggera da sollevare, lanciare e non faceva troppo rumore quando cadeva a faccia a terra); fai del male al prossimo tuo (all together)…

in tutto questo bisogna comunque sottolineare una cosa: quei vestiti ce li ho ancora, le bambole sono durate fino all’avvento di mia sorella, le caviglie sono distrutte..entrambe.

Con la storia della qualità mi sono viziata parecchio proprio.

quest’estate è capitato che tra una partenza e l’altra la sottoscritta si sia trovata a casa da sola…a fare lavatrici (ossimoro circostanziale)

nella ricerca dei pezzi dimenticati mi sono resa conto, finalmente di avere una quantità di vestiti imbarazzante, imbarazzante imbarazzante, Ho tirato fuori tutto..tuttotutto…

lavare tutto stirare e mettere in ordine? possibile**…..bisognava trovare una soluzione: ho troppa roba ora me ne libero…

quasi tutto
quasi tutto

sono riuscita a liberarmi solo delle cose che non ero sicura fossero mie…lo ammetto..ho fatto schifo..alcune cose sono nuove con etichetta, alcune scarpe non hanno mai camminato, altre borse mai portato…

così, oltre a tutti i si che mi toccano, mi sembra giusto comunicare che li è stato stabilito che indosserò anche tutti quei vestiti: “se te li tieni te li metti!giuro su sergio che ti la faccio mettere”…e li sto indossando..dovesse mai capitare che mi vediate in giro con un outfit fuori luogo, fuori stagione, fuori….c’è un buon motivo: devo giustificare il fatto che io e lo zio MaterCard abbiamo un rapporto un pò altalenante (in questo momento non mi parla).

*plurale da colpe condivise.

**improbabile ma possibile

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